Itinerari
Foce del Fiume Platani
FOCE DEL FIUME PLATANI
RISERVA NATURALE ORIENTATA
Denominazione: Riserva Naturale Orientata Foce del Fiume Platani.
Provincia: Agrigento.
Comuni: Cattolica Eraclea e Ribera.
Estensione: Area Riserva (Zona A): Ha 159,06;
Area Preiiserva (Zona B): Ha 47,82;
Totale: Ha 206,88.
Riferimenti geografici: I.G.M.1.1:25.000 (V),
FFgg.: 266 II N.O.; 266 II S.O.
Data dell'istituzione:
O.A. n. 216 del 4 luglio 1984.
Foce del Platani:
la prima stazione per gli uccelli che arrivano dall'Africa
La foce del fiume Platani è un luogo di incantevole bellezza naturalistica su cui domina la falesia di Capo Bianco. Quest'area rappresenta il primo approdo per molti uccelli migratori provenienti dall'Africa e, grazie alla diversificazione degli ambienti, offre rifugio ad una flora rigogliosa e variegata, quindi ad un'avifauna ricca e composita. La riserva comprende la parte finale del Platani (che poco prima di riversarsi in mare forma un'ampia ansa) e il lungo tratto sabbioso di Borgo Monsignore, che è costeggiato da un cordone di dune basse.
La fascia litoranea, popolata dalle bianche fioriture del giglio marino, dalla spinosa calcatreppola e dalla vellutata santolina delie spiagge, subisce l'influsso dei venti marini e della salsedine ed offre ospitalità a poche specie. Ma se si procede verso l'interno, ecco le prime formazioni dunali prima solo accennate, consolidate da piante erbacee, e poi sempre più evidenti. Qui è il regno delle tamerici e della prucara. Ma è andando ancora più internamente che la vegetazione arborea comincia a dominare con i pini, le acacie, i miopori e gli eucalipti, introdotti decine di anni fa dalla Forestale, che vegetano rigogliosamente creando i presupposti per l'insediamento delle piante autoctone, che sono a sviluppo più lento. Infatti, nel sottobosco, il lentisco e l'asparago pungente sono tra gli arbusti maggiormente presenti. L'Azienda Regionale Foreste Demaniali, per accelerare il ritorno alla naturalità, ha impiantato un vivaio in cui vengono coltivate piante tipiche della macchia mediterranea come il mirto, il lentisco, l'olivastro, il carrubo, la palma nana e il rosmarino, che vengono utilizzate per i lavori di restauro ambientale.
Diversa è la situazione nei pressi del fiume che presenta zone aperte alternate a radi canneti.
NOTIZIE UTILI
Per arrivare alla riserva bisogna imboccare da Agrigento la SS 189 per Siculiana Marina, seguendo le indicazioni, quindi la SS 115 Agrigento-Sciacca e superato Borgo Monsignore si svolta in direzione di Eraclea Minoa, proseguendo fino al parcheggio dell'area archeologica. Da qui bisogna seguire una pista che si mantiene sul bordo della falesia di Capo Bianco. Si prosegue per un piccolo sentiero che scende verso la spiaggia fino a raggiungere la foce del Platani e l'impianto boschivo di Borgo Monsignore.
La storia, il paesaggio e l'uomo
Chi arriva alla riserva della foce del fiume Platani, non può rinunciare ad una visita del sito archeologico che sorge sull'altipiano prospiciente il litorale di Capo Bianco. La collina conserva, come in uno scrigno, le rovine dell'antica Eraclea Minoa, colonia greca di probabile epoca micenea (VI sec), che nei secoli seguenti alla sua fondazione divenne oggetto di contesa tra Siracusa e Cartagine. Il sito però doveva essere stato abitato precedentemente perché i frammenti rinvenuti negli strati sottostanti alla necropoli arcaica farebbero risalire i primi insediamenti al neolitico. Il ritrovamento di antiche monete testimonia la presenza di una colonia fenicia; infatti quest'origine è convalidata dal nome stesso della città, rilevato dai documenti: Macara, città di "Macar" (l'Eracle greco, l'Ercole dei Romani).
Dei tempi passati rimangono reperti venuti alla luce durante diverse campagne di scavo, le prime delle quali risalgono agli inizi del '900. Questi ritrovamenti (corredi funerari, ceramiche e statuette fittili), provenienti dalle necropoli e dagli agglomerati urbani sovrapposti, sono in parte conservati nel piccolo antiquarium all'ingresso della zona archeologica; il resto si può ammirare al museo archeologico di Agrigento.
L'emergenza più significativa è l'antico teatro che domina sul pianoro, nel quale sono stratificate lo costruzioni arcaiche (VI sec.) ed ellenistiche (IV sec.), A chi resta nella zona si raccomanda di arrivare fino al calvario, interessante da visitare, poiché, è uno dei più belli d'Europa. Ricordo molto quello di Gerusalemme: la salita della Via Crucis è punteggiata da 13 cappelle (le stazioni), soste obbligate durante le processioni del periodo pasquale.